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martedì, aprile 01, 2008

da Contraeliseo 30/03/2008

RAPPORTO “ECOSISTEMA SCUOLA 2008”

Insostenibile scuola

L a nostra città è 51° su 87 posizioni per quanto riguarda il livello di qualità dell’edilizia scolastica. Lo rivela il rapporto “Ecosostema scuola 2008” di Legambiente. Un punteggio (42,25), quello conseguito dal capoluogo abruzzese,che è praticamente la metà della prima classificata nella “sostenibilità” delle scuole: Prato, 82,56 punti. Ma anche Asti, Forlì, Livorno, Parma, sono ai primi posti. E certo non consolerà che Pescara e Teramo siano ancora più giù, 77° e 78° rispettivamente. Del resto anche incrociando i dati comunali e provinciali non è che la posizione cittadina cambi molto: 31° posto su 50, ancora avanti a Chieti (48° su 50) e Teramo (42), ma assai distanti da Parma e Ravenna, prime e seconde in questa classifica. Ma Legambiente ha valutato anche le cosiddette “buone pratiche”ecocompatibili, nelle quali L’Aquila è solo 58° su 87,Pescara 73° e Teramo 78°, mentre primeggiano le solite Forlì, Monza e ancora Prato. Il Rapporto fornisce anche una scheda regionale sui 141 edifici scolastici abruzzesi frequentati da 23.310 studenti. Ci dice che il 22,86% di essi risale a prima della seconda guerra mondiale, mentre la maggior parte (43,81%) fu costruita proprio nel dopoguerra,tra il 1940 ed il 1974. Un'altra buona fetta, il26,67% vennero realizzati tra il 1974 ed il 1990 e da allora,in pratica, quasi non se ne fanno più. Pochissime sono le scuole abruzzesi prese in fitto, visto che quasi tutte(97%) sono edifici nati proprio per esser scuole. Il 44,64%di esse, però, non hanno palestre e solo il 64,29% ha un giardino, inoltre ben il 40% degli edifici hanno bisogno di manutenzione e scarso il 35% ha avuto interventi significativi di sistemazione negli ultimi 5 anni. Il certificato di agibilità statica, poi, è merce rara: solo 8,51% delle scuole abruzzesi può vantarlo. Appena poco di più, il 12,5%,quelle con la certificazione antincendio. Quasi la metà(46,58%) non ha scale di sicurezza, mentre il 37% manca di impianti elettrici a norma. Le fonti d’illuminazione a basso consumo, negli edifici scolastici regionali, sono qualcosa di quasi sconosciuto, così come le fonti d’energia rinnovabile e di risparmio energetico. La raccolta differenziata dei rifiuti la fanno, per plastica e vetro, il 16,67%delle scuole, per l’organico appena il 9%, le pile il 6%, la carta il 10,64%, le cartucce per stampanti il 7,58%. Dulcis in fundo, circa una scuola su tre in Abruzzo si trova dai200 metri ad un chilometro da un’antenna per telefonini. Per fortuna sono molto meno quelle nelle vicinanze di elettrodotti e antenne TV. Insomma, c’è ne di lavoro da fare per donare alle nostre scuole una boccata d’aria pura.

mercoledì, novembre 28, 2007

In città qualcuno scrive! Chi legge?

da Contraliseo rivista on line cittadina
"PROVINCIA
Spazi e spese record
D al punto di vista dell’architettura, la “torre” è il simbolo per eccellenza del potere. Ma quella che la Provincia dell’Aquila si accinge ad erigere in Pettino, sopra la sede di quella che fino a qualche mese fa, prima dell’intransigente “sfratto”, era una scuola, potrebbe rivelarsi anche un “monumento” allo sciupio degli spazi dai costi record. Secondo notizie di stampa, se dovesse essere innalzata, la Torre Provinciale misurerebbe ben tremila metri quadrati. Qualora si consideri che l’edificio sottostante già siestende per circa novemila metri quadrati e gli altri uffici della Provincia in centro per non meno di tremila, si arriverebbe alla stratosferica superficie di 15 mila metri quadrati per meno di 450 dipendenti. Cioè, circa 35 metri quadrati di “uffici” a testa, almeno sette volte oltre gli standard medi normalmente raccomandati dai manuali specialistici per le superfici direzionali. Ma se a metri quadri si largheggia felicemente, anche sui relativi costi non si scherza. Si legge sempre sui giornali che la Torre costerà qualcosa
come 6 milioni di euro. Che aggiunti agli oltre 5 milioni di euro che costò la vecchia scuola, a suo
tempo costruita per esser scuola, fanno la bellezza di 11 milioni di euro, esclusa la rivalutazione monetaria. Si potrebbe proporre un paragone divertente. Se fossimo in america, o
in una ditta privata, per ospitare cinquecento dipendenti, non costruirebbero – se fossero generosi eh! – più di quattromila metri quadrati. Risparmierebbero almeno sette milioni di euro ed avrebbero costi di gestione e manutenzione più che
dimezzati. Ma noi siamo in Italia, ovvio. Siamo ricchi, e amiamo la grandeur. Perciò evviva le Torri e se costano non è un problema. Per certe cose i soldi ci sono. Magari per altre no, ma chi ci fa caso?
P.S.: Ah! si dimenticava: naturalmente la Torre avrà bisogno della autorizzazione edilizia del Comune. Cosa che la maggioranza di centrosinistra (ma forse anche la minoranza
di centro-destra) di Palazzo Margherita, saranno probabilmente ben lieti di rilasciare, magari accompagnandola con la dovuta enfasi politica del caso.